un diario di pensieri, ricordi ma soprattutto sogni, perche il tempo non intacchi cosa avevo e ho dentro...
L'aria era calda quella sera, quasi irrespirabile, l'umidità la rendeva appiccicosa. I ballerini nella milonga si lanciavano in figure impossibili e virtuosismi elaboratissimi nell'estenuante ricerca di una sensualità che non riuscivano neanche lontanamente a lambire. I loro sguardi si rivolgevano al pubblico seduto, dimenticando i partner che tenevano tra le braccia.
Le luci artificiali e mal distribuite illuminavano la sala a macchia di leopardo, lasciando alcune zone in ombra e altre troppo palesi. In uno di quei buchi neri si era nascosto lui., un’ombra piu profonda che rivelava solo la sua fisicità palese e un atteggiamento di pazienza attenta sotto il berretto nero che nascondeva gli occhi.
Lei entró discreta: movimenti di una gonna leggera, le gambe lisce ed abbronzate dal sole delle vacanze appena concluse. L'odore della sua pelle era quasi visibile, un’aura di freschezza e sensualità mal celata la circondavano e la accompagnavano mentre quasi scivolando si dirigeva verso un piccolo spazio in ombra tra le sedie.
Quasi nessun uomo si accorse del suo ingresso nella sala da ballo, quasi tutte le donne presenti percepirono la sua presenza incombente. Lui avvertì la sua essenza sulla pelle, la sua posizione gli impediva di vederla direttamente ma l'aria gli stava suggerendo che qualcosa di sottile e caldo avesse cambiato gli equilibri di quell'angolo di mondo. Si guardò intorno, non riuscendo a scorgere nulla di diverso- nessuna presenza, nessuna essenza... Mise in dubbio ciò che aveva percepito per un solo attimo prima di alzarsi dalla sedia per cercare tra la gente. Qualcosa o qualcuno era arrivato, lo sapeva.
La vide, perfettamente distinta e avvolta da una luce propria in quel contesto di assoluta penombra generale. Seguì i suoi movimenti tra le decine di figure piatte. Respirò immediatamente la sua presenza, le caviglie sottili esaltate dalle scarpe da tango che sembravano la naturale continuazione dei suoi piedi, il vestito estivo che delimitava inutilmente il suo corpo. La sua aura invadeva prepotentemente lo spazio circostante e la sala tutta. Lui invidiò per un attimo la brezza calda che poteva insinuarsi sotto la sua gonna, i capelli raccolti sopra la nuca e i ciuffi leggeri che sfuggiti allo chignon incorniciavano il collo come un drappeggio leggero. Seguì pazientemente ogni suo movimento aspettando che raggiungesse la sua destinazione- ma non solo. Sapeva che ormai lei era nota ai più, e che a breve si sarebbe scatenato l'inferno di inviti da parte dei maschi presenti. Ma un'altra consapevolezza lo pervase, riempendolo con la certezza che niente potrà impedirlo di tenerla tra le sue braccia.
Resta in attesa, lasciando che i pavoni della sala facciano il loro spettacolo.
La osserva accettare di buon grado gli inviti di baldi giovanotti ed eleganti signori come fossero onde che si infrangono sugli scogli senza mai riuscire a scalfirli. Si muove leggera e calma sulle note delle musiche che si susseguono con le tande, cercando di leggere in quei movimenti quali possano essere i desideri più intimi che l'hanno spinta a venire in milonga quella sera, cercando di cogliere da ogni gesto o movimento quale musica la inebria e quale la annoi, i movimenti che la fanno sentire bella, i passi più congeniali. Vede distintamente il suo respiro in ogni ballo, la frequenza, la profondità, l'ampiezza. Lo sguardo sempre vigile durante i vari tanghi gli da coraggio e lo spronano ad attendere ancora, attendere che le onde si plachino e che i vari pretendenti si scoraggino, disarmati dal suo gentile distacco. Lui resta lì, dissimulando e dosando sapientemente l'attenzione a che non risulti mai invadente, distogliendo lo sguardo di tanto in tanto come assorto in chissà quali pensieri o preso di chissà quale altra figura di donna.
In cuor suo spera che lei percepisca la sua presenza ma sa anche che è una speranza troppo incerta e un rischio troppo ampio per essere vissuto passivamente. Intanto anche l'ultima tanda si è conclusa e lei torna da sola al suo posto. Lui si domanda come sia possibile per gli uomini che hanno ballato con lei separarsi così prematuramente dalla sua presenza, senza cercare di prolungare il più possibile la sua compagnia accompagnandola al posto. Mentre è attraversato da questo pensiero lei si china al lato della sedia tirando su la sacca delle sue scarpe...È arrivato il momento.
Ogni cellula, ogni muscolo, ogni elemento del suo essere sono indirizzati verso un unico pensiero, un unico desiderio si dirama dal suo essere: "Guardami, adesso!"
E lei alza la testa, per un attimo abbandona il suo intento di cambiare le scarpe come se stesse assecondando un ultimo barlume di speranza per la serata, come se dal angolo più profondo del universo fosse rimbalzato quel desiderio lanciato in tutte le direzioni. I loro sguardi si incrociano in un attimo che si dilata all'infinito, una frazione di secondo solo ma...
La musica diventa un sottofondo ovattato, le luci si abbassano impercettibilmente, tutta la sala sembra sfocarsi come una fotografia mal riuscita in cui il fuoco si concentra in uno spazio ridottissimo. Lei resta una frazione di secondo attonita mentre lui sprofonda dentro i suoi occhi in una gioiosa caduta senza fine. Poi lo sguardo di lei muta leggermente interrogativo e lui si scuote dal torpore, riuscendo solamente ad accennare un movimento della testa verso la pista... Lei gli mostra la sacca delle scarpe come ad indicare che si stava apprestando ad andare via, ma lui non ci bada, resta con lo sguardo fisso in attesa di un suo assenso. L'accenno di un sorriso racchiude tutta la pazienza della sua attesa, e inspiegabilmente lei sembra accorgersene. Inclina la testa su un lato, lasciando che i morbidi capelli scoprano il collo invitante, e gli risponde lasciando cadere la sacca sulla sedia con un sorriso quasi impercettibile. E sia questa l'ultima tanda della serata.
Egli si alza. E rimasto lì seduto per tutta la serata nell'attesa di quel l'unico istante. Percorre il perimetro della sala con passo deciso nonostante il cuore che sembra volersi gonfiare all'infinito, come un tamburo su cui un'artista furente sta scaricando tutta la sua passione o la rabbia per chissà quale torto subito. Il petto si espande nel tentativo di contenerlo, l'aria stessa sembra cedere il passo all'energia che lo avvolge e si sprigiona dal suo essere, creando una leggera brezza che sa di legno ed eccitazione. Le signore che circondano la pista avvertono improvvisamente questa presenza prepotente, e vedendolo incedere si lanciano in mille movimenti vezzosi cercando in qualche modo di catturare la sua attenzione. Ma lui ha occhi solo per lei.
Da quando si è alzato dalla sedia non l'ha mai persa di vista, come se fosse compito del suo sguardo tenerle compagnia durante il suo percorso a che sia certa in ogni istante che lui l'ha scelta ed è certo ogni istante della decisione presa, senza tentennamenti, senza che nulla riesca distrarlo.
Arrivato a qualche metro da lei, si rallenta. Ora vuole godersi lentamente ogni movimento di lei, ogni sfumatura della sua figura, ogni curva, ogni ombra, ogni dettaglio del suo abbigliamento e per fare questo c'è bisogno di più tempo ancora. La vede alzarsi in un vezzoso inarcare della schiena, i tacchi le accentuano la curva del sedere e la obbligano ad evidenziare la generosa scollatura, nessun reggiseno, nessun balconcino, nessun eccesso artificioso. Solo la semplice e naturale sensualità della sua pelle, del suo seno sodo che prepotente dichiara la sua presenza sotto il tessuto leggero.
Intorno a loro le figure si fanno ancora più sfocate. L'universo intero sembra dissolversi al ritmo di quel tango appena iniziato.
A pochi passi si ferma, ha fatto un lungo viaggio per raggiungerla, ora quel ultimo tratto vuole sia coperto da lei, un’ultima riprova che il suo invito sia stato recepito e gradito, un ultima galanteria quella del lasciarle lo spazio e il tempo per decidere se e come accettare questa piccola avventura.
Lei si ferma a guardarlo arrivare. Osserva il suo incedere, lo sguardo che sembra volerla attraversare. Si sente infinitamente bella sotto quei occhi pieni di desiderio e decisione- ma anche tenerezza, e un lontano sentore di timidezza.
Vedendolo fermarsi intuisce che deve farsi avanti; in quei pochi passi vuole ricompensarlo di tutta la strada che ha percorso per raggiungerla. I suoi movimenti sono lenti, lo sguardo si abbassa timidamente ad osservare i movimenti della sua gonna leggera, la mano fa per accarezzarla aiutando il tessuto ad aderire alle sue cosce tornite, a sottolineare istintivamente l'incavo tra le sue gambe. Giochi impercettibili, istantanei, dalla potenza evocativa infinita.
Trattiene il respiro nel passare in mezzo alle sedie strette tra loro, sospendendo il diaframma. Il suo seno sembra così esplodere sotto il vestito mentre la curva della schiena evidenzia quello scivolo fantastico prima che inizi la rotondità del suo sedere. Chiaramente tutto ciò lo fa solo per poter passare agevolmente fino alla pista...solo per questo.
Solleva lo sguardo e finalmente se lo trova davanti, lei ostenta sicurezza ma viene tradita dal rossore delle guance, frutto di quel intimo imbarazzo che prova al perdersi un attimo nei suoi occhi. Lui non si indurisce, non c'è sfida nel suo sguardo. Lei si avvicina un poco, sono ormai a pochi centimetri di distanza. Istintivamente lei solleva le braccia preparandosi al ballo, ma lui resta immobile.
Un secondo… due… dieci. Lei cerca i suoi occhi interrogativa, lui delicatamente la invita ad abbassare le braccia.
Tornano a passare i secondi. La mente di lei è attraversata da centinaia di interrogativi, quella di lui da migliaia di sensazioni. Sta assaporando il suo odore, il miscuglio di aromi che gli arrivano. Riesce a distinguere l'odore della sua pelle leggermente sudata che si mescola alle poche gocce di profumo che porta sul collo e sui polsi appena abbassati. Scorge quella minuscola goccia di sudore scivolare lungo il suo décolleté, solleva lentamente la mano destra incontrando il suo fianco, si scosta passando tra il braccio sinistro di lei e la sua vita, scorre lentamente in alto facendo attenzione a non toccarla volontariamente, non è ancora il momento.
Lei rabbrividisce, sentendo quel braccio penetrare il suo spazio vitale. Sente quella lama fatta di pelle, muscoli e sudore violarla nel modo più delicato possibile, ma non si ritrae, non si tende. Ogni sua cellula ora sembra accettare la sua presenza. Intuisce il perché lui le abbia abbassato le braccia: i loro corpi allora erano ancora estranei, i loro odori sconosciuti, le loro fisicità straniere. Ora un po’ meno, e ogni secondo che passa lo sono sempre meno. Entrambi sono consapevoli che quell'attimo del primo contatto, il primo abbraccio, sarà un momento unico, profondo.
Quando il braccio destro di lui finalmente la cinge è come se dio avesse premuto il bottone per la decompressione del mondo. Tutto inizia a girare vorticosamente con un solo punto di fuga: dove i loro due corpi si toccano. La salvezza è li, a portata di mano. Cedendo una piccolissima porzione della sua indipendenza, si tende leggermente in avanti, trovandosi al sicuro tra le sue forti braccia. Gli occhi si chiudono, il viso sprofonda nell'incavo tra il petto e la spalla. In quell'attimo si sente accolta, protetta…circondata da un energia calda, calma e rassicurante.
Sente distintamente il calore del suo corpo attraversare la camicia e arrivarle sulle guance, sulle labbra. E come se il loro corpi fossero stati creati separando un insieme originario, ed oggi a distanza di anni queste due metà si fossero ritrovate.
Ed ora finalmente è li, tra le sue braccia... L'ha circondata con il suo avambraccio destro, l'ha avvolta fino quasi a fare il giro della sua esile vita, ha ascoltato il suo respiro accorciarsi per l'emozione. Ora sono fermi e lui rallenta il suo ritmo respiratorio; lo rende più lungo, più profondo. Inspirando, il suo petto sale e aumenta leggermente la pressione sul seno di lei poi scivola via espirando. Le sta comunicando il suo ritmo, la sta invitando così ad un nuovo ballo, più intimo e più personale.
La musica è ormai partita. Le altre coppie gli passano di fianco continuando ad adoperarsi in figure circensi mentre loro sono immobili, intenti ad aspettarsi reciprocamente e accogliersi nella ricerca di una simbiosi che renda realmente uniti i due corpi in un solo unico profondo respiro.
Passa così il loro primo tango insieme, incuranti degli sguardi altrui, incuranti delle altre copie, incuranti del mondo intero.
Lentamente i respiri si allineano, i cuori rallentano, le tensioni si sciolgono. In quel momento di calma la mano sinistra di lui le sfiora le dita della destra di lei, le accarezza i polpastrelli, la lambisce sul dorso, si insinua delicatamente tra le pieghe del palmo.
A quelle nuove note il dorso della mano di lui si fa sostegno e solleva lentamente la mano e il braccio di lei, portandolo alla giusta altezza. E con un altro tango inizia la loro avventura. ....
Loro due sembrano avvolti in una luce quasi impercettibile, due ombre che si cercano attraverso un’aria densa. Le mani si stringono, l'abbraccio è famelico in un lento ondeggiare e camminare che ancora poco sa di ballo. I loro corpi lottano sommessamente tra il desiderio e il rispetto di una moralità che sta via via scemando, dissolvendosi nel buio della sala. I passi iniziano ad essere lunghi, profondi e intimi. Le loro cosce scivolano le une contro le altre in una serie di carezze invisibili.
Ogni volta che la gamba di lui scivola tra le sue, i respiri si fanno più intensi per un attimo, la presa delle mani più decisa.
La stringe a se senza imprigionarla. Ha atteso questo momento tutta la sera e la vuole tutta per se- ma senza vincoli. E attento ad ogni sua necessità di spazio, ad ogni sua necessità di impercettibile fuga. L'abbraccio con cui la cinge è un mare ondeggiante che la trascina alternando attimi di totale libertà espressiva a momenti in cui si sente completamente in suo potere.
Si perdono nell'abbraccio, accarezzati dalla musica che scandisce languidamente i loro movimenti, respirando degli odori che iniziano ad avvolgerli con l'aumentare del calore.
Nel suo incedere sente il corpo di lei stringersi e accoccolarsi nel suo abbraccio. Lei si lascia trasportare ovunque lui voglia, senza più difese e senza più timori. Lascia a lui il compito di battere il tempo dei loro passi, gli lascia il compito e l’onere di scivolare sulla musica interpretandola. Lei ascolta a lui: il suo battito, la musica che la avvolge, centellinando i suoi interventi con adorni che completino il disegno da lui proposto.
Ormai ballano senza staccarsi mai. Le cortine, i cambi di musica non li toccano più. Non esiste nessun altro in quella sala che loro. Durante una delle tante pause che si prendono tra un fraseggio e l’altro, lui si avvicina al suo orecchio sussurrandole: “Si o no?”
Lei si scuote dal torpore che l’ha avvolta, cerca di voltarsi verso il suo viso per chiedergli ulteriori spiegazioni ma lui la stringe a se come a impedirglielo, “Ti ho chiesto di scegliere…solo un si oppure un no”.
Lei resta sospesa nel dubbio. Cosa intenderà? Di che diavolo parla? Torna con la guancia sulle sue spalle, lo respira profondamente, e stringendosi a lui pronuncia un chiaro, “Si.”
A quella risposta il petto di lui torna a gonfiarsi. Ora sono i suoi i respiri irregolari, come se una forte emozione si fosse calata sulla sua testa. Perde il ritmo del ballo, per qualche secondo i suoi passi si fanno scoordinati, confusi. Quasi inciampa su se stesso. Si ferma. Si scosta da lei qualche centimetro e la guarda negli occhi un‘interminabile secondo…